Il Parco dei Nebrodi ed il Cavallo Sanfratellano

Storia della più antica razza equina italiana

Di Tiziano Bedonni.
Nel Parco dei Nebrodi vive e prospera la più antica razza equina europea creata dall’uomo. Si tratta del Cavallo Sanfratellano, una razza autoctona siciliana la cui origine risale al 1090, anno in cui Adelaide del vasto degli Aleramici, contessa di Torino, Monferrato e Savona sposa il conte normanno Ruggero di Sicilia. 


La potente contessa Adelaide appartenente ad una delle più illustri famiglie Aleramiche (da Aleramo I°) del nord Italia raggiungerà il suo sposo in Sicilia recando al seguito una cospicua dote ed un personale esercito costituito da suoi Cavalieri e “soldati e cavalieri di ventura” provenienti dal Piemonte, dalla Liguria e dall’ovest Emilia. All’epoca questi “militari” si arruolavano al soldo anche per migliorare la loro posizione economica e sociale e si trasferivano con armi, bagagli e famiglie al seguito (donne e bambini), trattandosi di missioni che nella quasi totalità dei casi non prevedevano il ritorno nelle terre di origine ma unicamente l’andare alla ricerca di miglior fortuna.

Adelaide, una volta giunta in Sicilia si preoccuperà personalmente di sistemare degnamente le “sue genti” e di assicurare loro un degno avvenire. Concederà loro ampi e verdi territori su cui auto-governarsi sotto la diretta protezione e tutela della corona (e del demanio regio) ed il privilegio di “rifondare” una città nello storico distretto di “Demenna”, sulle rovine di quella che era stata l’antica Apollonia.

Nasce così San Filadelfio (l’attuale San Fratello), una libera Città Demaniale che per ben 240 anni non conoscerà vessazioni dovute a baronie, potendosi “auto-governare” con la nomina di un “Baiuolo” eletto direttamente dal popolo.

Nasce così, dall’incrocio dei cavalli giunti dal nord Italia con la pre-esistente popolazione equina locale, il “nucleo” di quello che diverrà nel tempo il Cavallo di razza Sanfratellana dei Nebrodi. Nasce così la storica “enclave socio-culturale” di San Fratello che darà origine ad uno dei più interessanti  casi di “alloglossia interna” ed alla lingua di origine gallo-italica che ancora oggi si parla correntemente in questi luoghi e risulta totalmente incomprensibile per il resto degli abitanti dell’Isola.


Adelaide, successivamente alla morte dei marito (che nel frattempo era succeduto al cugino sul trono di Sicilia) diverrà Regina reggente di Sicilia, carica che manterrà sino al raggiungimento della maggiore-età del figlio, essendo la madre e l’educatrice di Ruggero II, il più illuminato e lungimirante Re della dinastia Normanna di Sicilia e Puglia.

Alla maturità del figlio sposerà in seconde nozze Baldovino di Fiandra, divenendo così Regina di Gerusalemme, terra nella quale si trasferirà per un non lungo periodo per poi fare ritorno nella sua amata Sicilia e nel territorio dei Nebrodi dove contornata dalle sue genti morirà a Patti nel 1118.

Ancora oggi la Cattedrale della Città di Patti (alle porte dei Nebrodi, sulla costa nord della Sicilia che si specchia nel Mare Tirreno di fronte alla Isole Eolie, in provincia di Messina) conserva le spoglie della grande Regina in pregevole sarcofago rinascimentale frutto di un omaggio “regale” giunto in epoca successiva.

Parlare qui ed in breve della figura e dello spessore storico, politico e sociale di Adelaide del vasto e di ciò che la grande Regina di Sicilia ha rappresentato per sua epoca equivarrebbe a riassumere in poche righe la storia meridionale ed europea del periodo.

Basti ricordare che Adelaide è bisnonna per linea materna di Federico II di Svezia, che a sua volta attingerà a piene mani dai frutti delle decisioni e scelte politiche della “bisnonna” e del “nonno” Ruggero II.

Ci piace unicamente ricordare qui Adelaide del Vasto quale artefice delle scelte che hanno permesso la nascita di quella che, a quasi mille anni dalla sua origine certa e documentata, è oggi una delle più antiche e pregiate Razze Equine Storiche esistenti al mondo: La Razza del Cavallo di San Fratello. I “Cavalli della Regina” rappresentato un vanto per la Sicilia e per l’Italia tutta ed Adelaide merita sicuramente di essere ricordata ed onorata anche per questo importante “lascito”, annotabile tra i più preziosi patrimoni genetici di cui oggi disponiamo in ambito zootecnico-equino.

Volendo annoverare Adelaide tra le più eminenti personalità in qualche modo legate alla “cultura equestre” ed alle “tematiche equestri” del nostro Paese, non possiamo fare a meno di notare che è quantomeno sintomatico il fatto che anche gli attuali discendenti della Gran Regina di Sicilia a quasi mille anni di distanza dalla loro antenata, coltivino con successo un profondo e d autentico interesse e condividano con tutti noi l’amore per il cavallo e gli sport equestri.

In particolare Maria Gabriella Incisa di Camerana (discendente diretta di Adelaide del Vasto) che da sempre pratica equitazione, ha da vari anni trasformato questa sua passione in una vera e propria attività professionale, trasferendosi in Tunisia per gran parte dell’anno, dove alleva stupendi Cavalli Berberi, occupandosi al contempo e con successo di turismo e di numerose attività sociali ed economiche legate al cavallo ma connesse all’interscambio culturale tra l’Italia e la Tunisia e gli altri Paesi del Mediterraneo. Come la sua “augusta” antenata, anche Gabriella (così la chiamano confidenzialmente gli amici e tutti coloro che in questi anni hanno potuto conoscerla anche a Verona in occasione di Fieracavalli) si sposta da una sponda all’altra del Mediterraneo all’insegna di quell’amicizia e della comune passione che unisce tutti coloro che amano il cavallo. Passione che in qualche modo favorisce il sorgere (o meglio il risorgere) di quella cultura multi-etnica autentica e diffusa che dovrebbe essere propria e profondamente radicata in ogni tipo di società che desideri definirsi “civile”.

La Sicilia ha da sempre rappresentato il “crogiuolo” dove tutte le culture del Mediterraneo hanno potuto fondersi con successo ed anche il Cavallo Sanfratellano, al pari di tutti i tesori artistici e culturali dell’Isola, ne è la piena espressione. [fonte: Cavallo & Natura, n. 11-2004]

    

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