Mostra Mercato del Cavallo Sanfratellano, Il Programma Ufficiale della 56ma edizione

Sabato 20 e domenica 21 settembre 2014 a San Fratello. Manifestazione zootecnica che offre la possibilità di ammirare bellissimi esemplari di razza. 


Il cavallo sanfratellano è una delle razze più antiche al mondo e certamente quella più antica in Europa. Vive, infatti, sul territorio dei Nebrodi da oltre mille anni, tanto da essere uno degli elementi che ne caratterizzano il parco naturale. 



Questo straordinario equino arrivò in Sicilia intorno all’XI secolo, quando il conte Ruggero sbarcò per liberare la Sicilia dagli arabi. Per secoli l’allevamento del cavallo sanfratellano allo stato brado ne ha garantito la purezza delle linee di riproduzione e la rigidità delle condizioni climatiche ha operato una vera e propria selezione naturale. 

Ogni anno a San Fratello viene organizzata una giornata dedicata esclusivamente a questo straordinario animale, molto amato nel territorio. In tale occasione vi capiterà di sentire parlare un curioso dialetto gallo-italico ancora molto usato, diffuso dai coloni lombardi che nell’XI secolo occuparono la città. 

Commenti

  1. IL CAVALLO SANFRATELLANO
    U’ caveu sanfrardiean
    Bello, imponente, orgogliosamente fiero di essere tale. Lo si potrebbe definire un equino affetto da narcisismo.
    Vanagloria? No! Verità oltremodo vera.

    Molti di coloro che di anni ne contano meno di ottanta non sanno, e neanche lo hanno sentito rammentare, che il cavallo sanfratellano veniva reclutato come i soldati del Regio Esercito.
    Era il tempo del caciocavallo sanfratellano, di gusto eccelso e straordinariamente burroso da fresco, ancor prima della stagionatura.

    Tutti gli anni, giumenti e giumente,venivano chiamati alla visita di leva militare; ciò, può apparire un paradosso, ma tale non è se si ragiona della vita militare della cavalleria in seno al R.E.
    Fin dagli antichi tempi, anche le cavalle femmine, ossia le giumente, venivano reclutare per adempiere il servizio militare obbligatorio, mentre oggi… tanto gli uomini quanto le nostre, naturali affini, adempiono il servizio militare, reso non più obbligatorio, ma volontario.
    Le mandrie, giungevano ad Acquedolci la mattina di buonora. Una cavalla madre, con un campanaccio al collo faceva da battistrada e le innumerevoli giumente la seguivano, da ambo i lati guardiani ponevano attenzione al fluire del branco.

    Entrambi gli equini di sesso diverso venivano sottoposti ad apposita visita di idoneità da ufficiali medici veterinari e poi inquadrati per essere inviati alle scuole di addestramento dei Reggimenti di cavalleria.
    Tutte le formalità si svolgevano nel grande spiazzo antistante la torre quadrata e la sontuosa abitazione baronale del castello Cupane.
    Le reclute idonee, venivano trasferite provvisoriamente, dentro le stalle bovine, vuote per stagionalità. E poi, avviate alla stazione ferroviaria li vicina per essere trasportate a destinazione.
    Far entrare in quei carri ferroviari, dall’aria aperta al chiuso buio dei carri bestiame, quegli esseri indomiti, era cosa soprannaturale; eppure in ogni carro vi dovevano entrare otto cavallini di fresco pelo per essere avviati alla carriera militare.
    Una carriera piatta, senza sbocchi di rango, di gradazione; la sola speranza di diventare cavalcatura di un alto ufficiale per così avere qualche attenzione in più.
    Tutti gli anni a San Fratello vi giungevano, per ferrovia, gli stalloni del R.E. selezionati per migliorarne viepiù la razza. Giungevano 5 o 6 stalloni nella stazione delle FF.SS.; custoditi in carri degnamente attrezzati alla bisogna: uno stallone per ogni carro in cui l’altra metà era destinata ai militari addetti alla custodia: due cavalleggeri per ogni cavallo da monta. A loro era demandato il compito oltre che di custodia anche quello del foraggiamento: fave, e anche zuccherini, gli alimenti. L’acqua da bere gli veniva porta in un secchio di canapa che il militare addetto non metteva al collo dell’animale, ma lo tratteneva tra le sue braccia fino al soddisfacimento dello abbeverasi del cavallo.
    Trascorreva sempre un giorno tra l’arrivo e la di poi partenza per il luogo di destinazione programmato per l’accoppiamento; chissà perché, forse era necessario il riposo dopo il lungo viaggio su strada ferrata.
    La mattina, messa la cavezza al «signor cavallo» un soldato lo guidava alla mèta mentre il compagno se ne stava strettamente dietro, all’accompagno.
    E così, in fila indiana fino all’arrivo nelle lussureggianti verdi praterie dei boschi di San Fratello, regno ospitale del cavallo brado sanfratellano, fiero del suo essere di razza antica, d’antica schiatta di civiltà generativa.

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