Nascerà un Centro in contrada Riana

Per la ricerca e gli studi sui dissesti idrogeologici.

di Salvatore Mangione.
Con regolare deliberazione, esitata favorevolmente dall’Ufficio tecnico comunale, è stato richiesto il cambio di destinazione d’uso del Centro Sociale di contrada Riana. L’importante struttura, chiusa da cinque anni, a seguito del dissesto idrogeologico, rappresenterà una delle principali opere al servizio della cittadinanza, ancora da usufruire. 

Interessata marginalmente dalle conseguenze della calamità, oggi, secondo gli inquilini di Palazzo dell’Aquila, sede municipale, potrebbe essere destinata quale “centro per la ricerca e gli studi sui dissesti idrogeologici”. L’interesse ricadrebbe non solo per San Fratello ma per l’intera zona.


L’idea, maturata a cinque anni di distanza dal fenomeno potrebbe essere un espediente per prevenzione e studio particolareggiato e per eventuali interventi atti alla salvaguardia delle collettività e delle strutture isolane. Giova ricordare che San Fratello, nella storia degli ultimi tre secoli ha subito fenomeni franosi nel 1745, 1922, 2010. 

In tali circostanze è stato sempre interessato il tessuto urbano di quartieri diversi. Durante il primo fenomeno scivolò a valle il quartiere Acquanuova, nel secondo il versante orientale e in quello recente il versante occidentale con i quartieri Riana, Stazzone, Monte Nuovo e San Benedetto.

Tra i tanti problemi che caratterizzano i centri montani, la priorità di san fratello sembra abbastanza mirata. A nessuno interessa sapere se la cittadinanza, assillata dai problemi del post dissesto sia d’accordo sul cambio di destinazione d’uso ma nel contesto delle opere pubbliche, sicuramente questa sarà proiettata verso il futuro e darà un impulso a tecnici, operatori e abitanti per uno studio approfondito del tessuto urbano e quello della sicurezza. 

Con tale incentivo si spera tanto che si possano individuare zone sicure, per potenziare la viabilità, i trasporti, i collegamenti con un capillare sistema che possa inserire la cittadina dei Nebrodi fra i centri a minore rischio e con maggiori possibilità di sopravvivenza.

fonte: gazzetta del sud

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