I “pini della memoria” sono stati dimenticati

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A ridosso dell’abitato di Acquedolci. Furono piantumati su personale ordine di Benito Mussolini, ricordando i tanti giovani soldati che hanno perso la vita nella Prima guerra mondiale.

Salvatore Mangione.
Mentre da più parti si avviano alla conclusione le commemorazioni del centenario della prima guerra mondiale, un aspetto insolito e curioso merita attenzione nell’area che apparteneva al territorio di San Fratello. Infatti, ancora sono vegeti spiccano sui passanti gli enormi pini che lungo la Statale 113, nell’abitato di Acquedolci, sono stati piantati per ricordare i giovani sanfratellani morti nell’immane guerra. 

Una lunga filiera che occupava il lato a mare della strada costeggiando l’arteria statale, venne piantata in occasione della visita di Benito Mussolini che, accompagnato del ministro della Guerra Antonino Di Giorgio, originario del luogo, venne a visitare gli sfollati della frana del gennaio 1922.

Oltre al conforto alla popolazione, Mussolini ordinò l’immediata costruzione del primo piano regolatore d’Italia, nella “Marina”, ovvero Acquedolci, con baracche, chiesa, municipio, ufficio postale e scuole. Gli alberi rappresentano certamente un elemento storico di notevole importanza per il significato e l’emblema. 

Prima che la “Marina” ottenesse l’autonomia amministrativa e territoriale, ogni anno era stata stabilita l’usanza che ogni lunedì dell’Angelo, dopo la Pasqua, molte famiglie della montagna amavano scendere per trascorrere una giornata ricreativa all’ombra dei pini, mentre grande rispetto e protezione veniva riservata alla tutela degli alberi della memoria. 

In occasione di questo primo centenario forse sarebbe il caso che, dopo un’attenta catalogazione e una maggiore tutela, venissero maggiormente attenzionati i “pini secolari piantati alla memoria dei giovani Caduti” e farli dichiarare patrimonio della collettività. Alcuni sono stati tagliati, qualche altro si è essiccato. Un solo pino venne eretto, in quella circostanza, a San Fratello, dietro il Castello, in località Castellaro, dove il duce alloggiò. Pino che ancora svetta sulla vallata.

fonte: gazzetta del sud

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