In ricordo di Totò Emanuele di Firenze

L'uomo con la ferrovia nel destino, amante della verde Toscana, fiero della sua sicilianità.

Carmelo Emanuele.
“Orbene, a qual casato lei appartiene?” Cominciò con una frase del genere la riscoperta delle radici di Totò Emanuele di Firenze, al secolo Salvatore Antonio Emanuele, classe 1924, l’uomo con la ferrovia nel suo destino. E cominciò anche per me la scoperta di un ramo che mi era sconosciuto nel mio personale albero genealogico.

Colto, gentile e orgoglioso delle sue radici, Totò ha vissuto sulla sua pelle il post-frana di San Fratello, con la sua famiglia costretta ad emigrare prima a S. Agata di Militello e successivamente ad Acquedolci. Ma questo angolo di costa tirrenica sarebbe stato solo la culla di un genio di dialettica che visse in prima persona l’orrore della Seconda Guerra Mondiale, passando per la crisi e la rinascita dell’Italia. Divenne amante della verde Toscana, dove trovò moglie e fortificò il suo casato.

Autore di diversi volumi pubblicati in proprio, “I miei sedici lustri”, “Racconti nani”, “Mio padre e mia madre”, e l’ultimo finito di scrivere pochi mesi fa e prossimo alla pubblicazione, “Acquedolci”, dedicato al luogo della sua infanzia.

Il suo scrivere è come un viaggio in treno affacciato al finestrino, con un paesaggio che scorre lento davanti agli occhi, ma che non è mai veramente nostalgico come potrebbe apparire alla prima lettura. Piuttosto è fiero, sprezzante di orgoglio perché ricamato da mille emozioni vissute in perenne consapevolezza di esser stato grande nella semplicità della vita, con quelle piccole cose che possono diventare grandi in un battito di ciglia: come il suono dell’orologio di famiglia, le singolarità e le caratteristiche di personaggi di altri tempi, il gusto dei dolci da bambino, l’odore di casa e della terra natia, il sapore di un piatto consumato con i propri cari.

Ma le sue scritture sono anche una testimonianza inedita di una periodo storico particolare, a cavallo del secondo conflitto mondiale frutto dell’ideologia fascista, con la neonata Repubblica italiana alle porte. E poi, ancora, si ritrovano pagine con uno spaccato di vita acquedolcese-sanfratallana, racconti veri, sinceri, pieni di anima e di passione perché frutto di storie che appartengono anche a personaggi che non abbiamo avuto modo di conoscere direttamente, ma che ci sembrano familiari. 
     
La fortuna di conoscere Totò è sintetizzata in piccole e significative memorie che oggi conserverò come un tesoro prezioso. Ricordi e momenti che tracimano tristezza per l’improvvisa assenza di un uomo buono, con quel suo scrivere che esaltava la poesia della vita; quella sua voce fraterna che ad ogni frase sembrava poggiare una mano sulla tua spalla in segno di affetto; quella saggezza eternamente giovane di un uomo da 18 lustri d’oro e d’argento, tanto per citare una sua opera.

Come scrive nei suoi romanzi Totò ha avuto nel destino la linea ferrata, sempre vicino quel suono del treno, a S. Agata dove è nato il 18 novembre di quasi 91 anni fa, ad Acquedolci dove ha vissuto la sua infanzia e la sua giovinezza, ed a Firenze dove ha costruito la sua famiglia. Oggi lo immagino seduto dietro al finestrino del treno in partenza, sorridente e con il braccio alzato saluta tutti noi …ciao Totò! Ci mancherai tantissimo. L

Commenti

  1. Partecipo al cordoglio di tutta la famiglia e confermo che sicuramente il libro del caro Totò Emanuele verrà pubblicato. Si tratta di un importante documento che riguarda il territorio di Acquedolci e di San Fratello. Mi dispiace che non ha fatto in tempo a vederlo pubblicato (so che ci teneva tanto), ma servirà a tenere vivo il suo ricordo.

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