Scuola, Via al progetto galloitalico a cura del prof. Salvatore Mangione

Il galloitalico: una marcia in più che altre comunità non possiedono, a cui però molte famiglie Sanfratellane oggi hanno deciso incomprensibilmente di rinunciare.

di Carmelo Emanuele.
Con un contratto di prestazione d’opera intellettuale, a titolo gratuito, stipulato tra l’istituto comprensivo Acquedolci-San Fratello e il prof. Salvatore Mangione, partirà un progetto con l’obiettivo di divulgare e promuovere il galloitalico a scuola.

Il prof. Salvatore Mangione (foto in basso a destra) individuato quale esperto in relazione a titoli culturali e professionali si impegna a prestare la propria opera gratuitamente con 7 ore settimanali dedicati all’insegnamento del prezioso e arcaico idioma presso le scuole di San Fratello.

San Fratello rappresenta un’isola linguistica, visto che il galloitalico è ancora molto diffuso. Purtroppo molte famiglie hanno deciso di non trasmettere questo singolare dialetto ai propri figli, con il risultato che di questo passo il galloitalico si estinguerà come lingua parlata in una manciata di anni.

Questa decisione spesso è motivata pensando di dare un aiuto ai figli ad integrarsi nella società, soprattutto nel mondo scolastico. Molti genitori infatti pensano che l’esclusione del galloitalico sia un contributo ad una eventuale scalata nel mondo dell’istruzione, dimenticando che quasi tutti gli intellettuali nati a San Fratello avevano nel loro bagaglio culturale la conoscenza del galloitalico, e forse non sarebbero neppure diventati tali senza questo codice linguistico che li ha arricchiti culturalmente.

Forse oggi le famiglie associano il galloitalico ad un mondo umile, poiché la lingua è ancora molto diffusa tra gli allevatori e i contadini, o forse perché qualcuno in passato ha diffuso l’idea che l’idioma locale sia solo un grosso ostacolo nella vita, decretando a priori l’isolamento sociale e culturale dell'individuo. 

Ma quale ostacolo? Noi Sanfratellani siamo fortunati ad avere ancora viva questa lingua/dialetto, poiché è una marcia in più che altre comunità non possiedono, a cui però molte famiglie oggi hanno deciso incomprensibilmente di rinunciare.

E’ scientificamente provato che imparare più lingue aiuta non solo a scuola, ma anche nella vita di tutti i giorni. Conoscendo più codici di comunicazione si diventa anche più preparati e maggiormente pronti. E dopo le difficoltà dell’infanzia nell’assemblare i codici, in seguito crescendo si avranno benefici cognitivi frutto della multiculturalità. Perché è giusto ricordare che quando si parla una lingua, automaticamente si assapora la cultura che ha prodotto l’idioma fino alle sue radici più remote. Basta una parola a volte per riesumare ricordi dove anche un odore assume la capacità di essere percepito nel profondo. 
  
Insegnare “solo” l’italiano ai figli, escludendo la possibilità di imparare il galloitalico è quindi di una ignoranza bestiale!  

Recuperare questo codice di comunicazione non è solo un dovere per la nostra comunità, ma è anche un modo per non perdere una parte molto importante del nostro passato. Il futuro è di chi ha un grande passato (recita uno spot televisivo). Ebbene il galloitalico, insieme al cavallo, alla settimana Santa, alla zona archeologica e a San Benedetto il moro (nato a San Fratello), rappresentano i pilastri della nostra storia, su cui bisogna costruire il nostro avvenire. 

Interpretazione cantata dell'artista catanese Eleonora Bordonaro della poesia in galloitalico di San Fratello "La Lontananza", scritta da Serafina Di Paola e apparsa per la prima volta in pubblicazioni dell'800 di Lionardo Vigo e Luigi Vasi.

Alcune Pubblicazioni sul galloitalico

Uno studio sul galloitalico: si tratta della pubblicazione più approfondita e sistematica sulla grammatica del sanfratellano, a livello fonetico, di cui siamo in possesso. A cura del prof. Giuseppe Foti

 
A sinistra una pubblicazione del prof. Benedetto Di Pietro in galloitalico, l'autore contemporaneo originario di San Fratello ha dato un prezioso contributo alla promozione e alla ricerca. Questo libro del 1999 rappresenta una tappa fondamentale nella costruzione unilaterale del galloitalico scritto. A destra invece una raccolta di poesie di autori vari, a conclusione di un evento per la promozione e la diffusione del galloitalico

Una recente pubblicazione in seguito ad un interessante convegno tenutosi nel comune di Viggiù 

 A sinistra l'opera del prof. Salvatore Riolo, frutto di una ricerca storica sulle popolazioni galloitaliche e sull'origine del dialetto. A destra un'opera unica nel suo genere a cura del prof. Benedetto Di Pietro, che ha raccolto e rielaborato le prime poesie scritte e pubblicate in galloitalico da autori storici.   


Commenti

  1. NON CI POSSO CREDERE.
    Che tanta limitatezza sia possibile nelle menti dei sanfratellani.

    Una formazione culturale sul “Gallo Italico” che qui voglio esplicitarlo come vernacolo «sanfrardian», è importante per tutti i ragazzi che nel contesto di questa celebre cittadina vivono e crescono parlando la lingua dei propri padri; degli antenati che provenendo da vari altri luoghi settentrionali di questa penisola, subirono un processo di acculturazione specificatamente alla loro condizione di analfabetismo che in quei tempi imperava.
    E appare paradossale che una comunità di analfabeti:amalgamando,fondendo, mescolando, i loro linguaggi patriarcali potessero dar vita, nel tempo, ad un lessico famigliare originale, che pur subendo le evoluzioni culturali del tempo, com’è natura delle cose, rimane il sanfratellano odierno.

    Chi vive e parla questo idioma, esprimendosi nella lingua italiana, pronuncia la sua verbalità scevra da qualsiasi accentuazione dialettale. Vi par niente ?
    Ne consegue, che qualche ora di studio del “Gallo Italico” sia proficua al giovane che si accinge a crescere professionalmente: tanto a livello di erudito quanto in quello di tecnicista pel saper ben vivere il quotidiano della vita.
    Io plaudo, a questa bella iniziativa del Chiarissimo Prof. Salvatore Mangione.

    Salvatore Emanuele - Firenze

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  2. Non mi stupisco che alcuni genitori di San Fratello non vogliono che i loro ragazzi imparino la nostra amata lingua ,ricordo che quando ero bambino dei nostri compaesani non parlavano la nostra amata lingua ,ma parlavano come a Acquedolci ,e si sentivano snob nobili ,e ti guardavano dal 'alto in basso ,vorrei dire ai nostri concittadini ,di non dimenticare dovo sono nati e chi sono in realtà ,dei poveracci che si vergognano della nostra lingua ,io mi vergogno di loro perchè sono stupidi .Lardo Salvatore che e orgoglioso di parlare in San Fratellano .

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