Sbughjann nta li paradi (pascendo tra le parole), di B. Di Pietro e B. Iraci

Dizionario dei fitonimi e informazioni sull’agricoltura di San Fratello (Messina), con aggiunta di proverbi e detti nel dialetto galloitalico locale.

di Giuseppe Foti*
Il pastore che ogni giorno, di buon mattino, fa uscire le proprie pecore o capre, dal recinto dentro il quale hanno trascorso la notte, perché vadano a nutrirsi nel terreno aperto, “sbuoghja”il suo armento. “Sbughjer” è appunto il verbo che esprime l’atto di avviare le pecore o le capre al pascolo, nel dialetto settentrionale di San Fratello, una delle cittadine della “Sicilia Lombarda”, secondo una felice definizione del linguista Salvatore C. Trovato. 

Gli autori, Benedetto Di Pietro e Benedetto Iraci, hanno scelto questa metafora per intitolare efficacemente il loro libro e forse anche per descrivere il cammino che fanno le parole, una volta che abbiano trovato un autore che le raccolga e le faccia “pascolare” presso un pubblico di lettori.

“Sbughjann nta li paradi” è un libro sulla memoria, un testo composito e ibrido, tripartito nella sua struttura, il cui motivo conduttore è il “ricordo” attraverso il recupero della parola. Il libro evoca conoscenze, pratiche e tecniche del mondo contadino, ricostruendo una parte importante della cultura materiale sanfratellana. Una civiltà sopravvissuta, sostanzialmente immutata, fatte salve origini più remote, dal secondo secolo del Basso Medioevo, momento presumibile dell’arrivo dei flussi migratori dal Nord Italia, fino agli anni Sessanta del secolo scorso.

Unico quindi il “leitmotiv”, differenti le prospettive scelte dai due autori. Benedetto Iraci recupera i ricordi di usi popolari antichi con lo scrupolo del ricercatore, donandoci un elenco minuzioso dei nomi locali delle specie vegetali, spontanee o coltivate, di quest’area dei Nebrodi, riferiti al rispettivo nome scientifico. Ad ognuno di essi, l’autore accompagna ricche e particolareggiate digressioni sul ruolo della flora nella cultura locale. 

Benedetto Di Pietro ricostruisce lo stesso ambiente come in un gioco di specchi, ricordando il padre Salvatore e recuperandone, a sua volta, le memorie, attraverso un lungo racconto in prima persona che ci conduce all’interno dell’antico mondo rurale sanfratellano. Infine, 300 tra proverbi e modi di dire, tratti dal patrimonio della cultura orale popolare locale, concludono il libro, integrando una pubblicazione del 1998, “Ghj’antiegh disgiaiu accuscì”, dello stesso Di Pietro. L’autore non è infatti nuovo alla scrittura nel galloitalico di San Fratello e il suo nutrito gruppo di libri, pubblicati dal 1995 al 2013, ha avuto un ruolo determinante nel riavviare la produzione scritta in dialetto, ferma ai canti popolari raccolti, tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, da folkloristi e cultori locali, quali Lionardo Vigo, Giuseppe Pitrè, Luigi Vasi e Benedetto Rubino.

Non sono quindi più attuali le parole di quest’ultimo, demologo e farmacista sanfratellano, uomo di ingegno e attento osservatore delle cose paesane, che nel suo “Folklore di San Fratello” del 1914 scriveva: «[…] sono poche le poesie sanfratellane dettate in vernacolo, pur essendo molti i rimatori, non rari i poeti». In questo senso, “Sbughjann nta li paradi” va letto, soprattutto, come un libro scritto in dialetto, il libro più recente di un corpus non più esiguo di opere in sanfratellano.

La storia di un’istituzione culturale, poniamo la letteratura dialettale sanfratellana, somiglia a quella dell’individuo e, come per questo, se ne potrà parlare compiutamente solo partendo dalla fine della sua parabola. “Sbughjann nta li paradi” è il momento finale, o meglio più recente, dello sviluppo di questa storia letteraria e mostra gli aspetti di una letteratura non più infante, a cominciare dall’ortografia, ormai sicura, dopo gli studi universitari più recenti. 

I due autori ci affidano quindi un libro prezioso non solo per i folkloristi, i linguisti o, più in generale, per tutti i lettori in grado di intendere la rappresentazione del mondo che seppero darsi i nostri avi, “Sbughjann nta li paradi” sarà soprattutto l’ultimo arricchimento di questa letteratura dialettale sanfratellana. Leggendolo, cominciamo a conoscere questa storia dalla fine e realizziamo al contempo che essa è ormai avviata a continuare negli anni a venire.

Editrice Montedit
Collana Apollonia
ISBN 978-88-6587-570-4
pagg. 212
Euro 13,00

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(*) Dottore di Ricerca in Filologia moderna e docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado.

fonte: benedettodipetro.wordpress.com 

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