Il Galloitalico




La parlata di San Fratello
La singolare parlata di San Fratello proviene dal nord Italia e la sua origine trova ragione dall'arrivo dei Longobardi in Sicilia a seguito della cacciata degli Arabi da parte delle truppe del Conte Ruggero d'Altavilla.

A San Fratello si trovava una cittadella militare. I soldati e le loro famiglie venute dal Nord Italia si insediarono in questo territorio, forse in precedenza occupato dagli arabi. Secondo le fonti storiche a queste prime famiglie, si deve aggiungere un'ulteriore migrazione dal nord alla Sicilia nel corso del XIII secolo.


Tutto lascia intendere che i normanni furono una presenza integrata in un territorio già caratterizzato dalla multietnicità.  
Difatti la parlata di San Fratello nonostante le similitudini con i dialetti del nord Italia, conserva ancora tracce di dominatori greci e arabi.


Questo idioma si è trasmesso per secoli nella popolazione oralmente. E' solo nella seconda metà del ‘800  Lionardo Vigo (1799 - 1879) nella sua “Raccolta amplissima di canti popolari” (1870 - 1874), inserisce una serie di testi scritti in galloitalico di San Fratello. Negli stessi anni, in contrasto agli studi del Vigo, lo studioso Sanfratellano Luigi Vasi pubblica una serie di testi in galloitalico.

Un ulteriore contributo verrà fornito qualche decennio più tardi da Benedetto Rubino, folkloristico e antropologo, anch’egli  originario di San Fratello, collaboratore di Giuseppe Pitrè (1841 - 1916). Seguiranno altri studi per tutto il ‘900, ma è solamente nell’ultimo ventennio grazie ad una serie di studi e pubblicazioni che lo studio del galloitalico acquista una centralità nei progetti di salvaguardia della lingua. Tutto ciò a certamente contribuito al riconoscimento del galloitalico come Patrimonio Immateriale dell'UNESCO.

In Sicilia esistono altri luoghi dove si possono trovare tracce di galloitalico (Nicosia, Aidone, Sperlinga, Piazza Armerina ecc…). In tutti questi posti l’idioma si è "sicilianizzato" durante i secoli, conservando nella parlata solo frammenti galloitalici. Anche il galloitalico di San Fratello nel corso dei secoli è mutato, subendo l’influenza della lingua siciliana, ma assai meno delle altre comunità e, infatti, ancora oggi gran parte della popolazione parla questa antica lingua.


Na sbilära a chieccia

A quänn a quänn sbil pi n cunighj

E ntô cabub beu fitt mi nguoghj, 

N pè di fiegh pi furtìan mi pighj,

E piei e iemi e testa m’arcuoghj.

Mies ô frod e a la dritta cam n brighj,
Rraba chi dû neas mi curraia u bruoghj,
Ara niesc, ara spaunta, ara u pighj,
U vrist u cunighj? Né cuoghj né scuoghj.
(Luigi Vasi)


Traduzione

Una gita a caccia

Una volta tanto che vado per un coniglio

E nel pastrano ben stretto mi avvolgo,

Una pianta di fico per postazione mi prendo ,

E piedi e gambe e testa mi raccolgo.
Messo al freddo e in piedi come un birillo,
Tanto che dal naso mi correva il flusso,
Ora esce, ora spunta, ora lo prendo,
L’hai visto il coniglio? Né intero né castrato


[Poesie tratte da “I Primi Canti Lombardi di San Fratello” di Benedetto Di Pietro (Montedit, Melegnano 2007]



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