Testimonianze

Ultimo appuntamento con la storia della seconda guerra mondiale.

Granza Rocchetta Francesco (il primo a sinistra), morì il 13 agosto 1943 a soli 38 anni in c.da Ranieri: vi si era recato insieme a Granza Rocchetta Rosario (appena adolescente) e a Galati Pontillo Sardo Agostino (nato nel 1939 e morto a soli 14 annii, per prendere il mulo che sarebbe servito per trasportare il grano. Si sedettero presso una fonte per riposarsi e bere: il signor Francesco prese in pieno una mina e morì sul colpo mentre i due ragazzi, rimasti feriti, morirono dopo una lunga agonia. La vedova, che prese una pensione di soli 45.000 lire al mese ben sette anni dopo, ha dovuto crescere da sola ben quattro bambini: una di quattro mesi, uno di tre anni, uno di otto e una di sei.
“Ricordo ancora che, in quel mese di luglio del 1943, i tedeschi requisivano il grano. Se per caso si pensava di nasconderlo, trovavamo allo sbocco di tutte le strade del paese che conducevano nelle campagne le cosiddette camice nere, che ce lo portavano via immediatamente. Era fortunato chi riusciva a nasconderlo nelle campagne: nottetempo, lo si prendeva per portarlo al mulino di Pressamurata per macinarlo.” [Mammana Teresa]

“In località Castellano si nascondevano i tedeschi e, in una casetta rurale adiacente alla nostra proprietà, nascondevano roba da mangiare e sacchi di riso. Questi soldati ci rubarono di tutto, scardinarono persino il balcone per ricavarne legna per il fuoco, rubarono le nostre galline e, sbattendole sulle tavole del letto, le uccidevano per mangiarsele.

Mi ricordo che ci siamo rifugiati in località San Giorgio, esattamente nella grotta sotto il Monte San Fratello; restammo lì otto giorni ed eravamo in tanti… una trentina di persone in tutto.

Abbiamo visto che in paese, sul campanile della vecchia chiesa San Nicolò sventolava un enorme lenzuolo bianco, mia madre svenne per la contentezza e mio fratello se la caricò sulle spalle per portarla in paese… presto tutto sarebbe finito.

Durante il cammino ci fermammo a Porta Sottana presso una conoscente e mia cognata Rosalia impastò un po' di farina con acqua e insieme alla padrona di casa cucinarono le frittelle; nel frattempo accorreva un gruppo di soldati americani e mio fratello Salvatore portò anche a loro quella che per noi era una leccornia.” [Di Pietro Benedetta] 
                                   

Montalto Benedetto (12.04.1914 - 07.08.1943)

Ho deciso di intitolare questa pagina 'la storia siamo noi' perchè la storia di ogni persona si inserisce nella trama della storia determinandone gli eventi... ogni microstoria determina gli eventi.

Il nostro compaesano Montalto Benedetto è morto il 7 agosto del 1943, quando a San Fratello erano giunti gli alleati. Si tratta di uno dei due civili morti per mano dei tedeschi a San Fratello, ma la sua storia personale è viva nel cuore e nei ricordi di tutti gli anziani per altri motivi.

Benedetto era un uomo buono, generoso e coraggioso, perciò non esitò quando si trattò di aiutare alcuni soldati americani feriti, ospitandoli nella sua casetta di campagna in c.da Selleria. Questo suo gesto nobile scatenò le ire dei soldati tedeschi che, volendo dare un monito a tutti gli abitanti, lo catturarono e nel bosco appena fuori dal nostro centro abitato lo costrinsero a scavare una fossa seppellendolo vivo e facendolo morire nel peggiore dei modi. 

In seguito il suocero, non vedendolo tornare, si mise alla ricerca del genero ma purtroppo morì a causa dello scoppio di una mina. Nel giro di poche ore la signora Di Franco, rimasta vedova a soli 21 anni con due bambine piccole, perse non solo il marito ma anche il padre... ed entrando nella loro casa abbiamo avuto l'impressione che questa tragedia sia avvenuta da poco tempo perchè ancora vivo è in loro il dolore e lo sgomento. 

Abbiamo raccolto la triste testimonianza di due anziani di San Fratello che il giorno successivo della scomparsa del signor Montalto si trovavano nei pressi della località Zirbetto e, visto che il conflitto nella nostra zona volgeva al termine, durante il loro cammino per il rientro in paese sentirono dei lamenti.

Si diressero verso il punto da cui proveniva la voce e trovarono un soldato americano graduato che giaceva a terra con una ferita all’addome. Il soldato chiese da bere e uno dei due, che si era allontanato dal luogo per prendergli l’acqua, udì le disperate grida di richiamo del suocero del Montalto che cercava il genero. Dalla fonte, l’amico lo chiamò e gli andò incontro, poi insieme si recarono sul luogo ove giaceva il ferito. Giunti a destinazione il pover’uomo chiese subito notizie del genero al soldato, ma questo nulla seppe dirgli poiché avendo tentato di difendersi fu abbandonato per la strada dopo essere stato ferito e i militari tedeschi avevano speditamente proseguito la loro folle corsa con lo sfortunato prigioniero.

I due sanfratellani ripresero la strada di ritorno verso casa: durante il cammino, incontrando militari statunitensi, li informarono dell’accaduto ed essi si recarono subito sul luogo per soccorrere il compagno ferito.

Vane furono le ricerche dei familiari anche nei giorni seguenti e dopo ben 16 giorni il corpo di Montalto Benedetto fu ritrovato sepolto a pochi metri da dove giaceva il soldato americano ferito: quelle bestie umane, dopo aver abbandonato il soldato, non avevano fatto molta strada!

Il corpo fu identificato solo grazie all’abbigliamento: Montalto Benedetto, ironia della sorte, indossava una camicia che gli era stata mandata dai parenti che abitavano negli Stati Uniti e che, nella tasca all’altezza del petto, recava impressa la bandiera statunitense…

Era stato interamente sepolto, ad eccezione dei piedi che fuoriuscivano dal terreno, e la mano destra era posata sulla faccia come un estremo gesto di difesa: noi speriamo che questa storia sia un momento di riflessione per le giovani generazioni, affinché mai più si ripeta l’orrore di quei giorni!

Dopo quasi 63 anni, Benedetto sembra volerci parlare ancora della sua storia, che diventa un monito alla guerra e ci consegna un'eredità preziosa: ideali di pace, fratellanza, generosità e altruismo disinteressato che nella società di oggi sembrano sopiti. E per questo possiamo chiamarlo eroe. 

A questo proposito ci viene in mente un passo del Vangelo in cui Gesù dice "avevo sete e mi avete dato da bere, avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero malato e mi avete curato" e Benedetto ha fatto tutte queste cose verso dei soldati rimasti feriti, di qualsiasi parte essi fossero... perchè siamo sicure che, se al posto di quei soldati americani ci fossero stati soldati tedeschi, Benedetto avrebbe fatto la stessa cosa.

Altre testimonianze affermano che le ire dei soldati tedeschi appostati in c.da Selleria sarebbero state provocate dal fatto che considerarono il signor Benedetto una spia avendo egli svelato agli Alleati preziose informazioni sul nemico…

Una ricerca storica seria si basa sull’esame di testimonianze dirette e di documenti, sull’esposizione dei fatti oggettivi: dunque, nessuno di noi può affermare con certezza ciò che quel giorno avvenne all’interno di quella casetta e ciò che uscì dalle loro bocche.

Se ci è consentito esprimere un nostro parere personale, pensiamo che Benedetto abbia dato prova di grande coraggio e civiltà se ha svelato notizie utili per il comando americano: non dimentichiamo che i Savoia diedero l’Italia in mano a Mussolini, il quale a sua volta la consegnò ad Hitler causando indirettamente morte, distruzione e rovina.

L’altra civile uccisa per mano dei tedeschi fu la signora Santoro Arcangela, di anni 35, moglie del signor Scaglione. Fu freddata dai tedeschi nel quartiere Crocifisso l’8 agosto 1943 mentre erano ancora in corso gli ultimi combattimenti fra i pochi soldati tedeschi rimasti nella parte alta del paese e gli Alleati: secondo le testimonianze raccolte, uno dei due soldati tedeschi che faceva fuoco dalla mitragliatrice posta proprio sullo spazzale antistante la chiesa del SS. Crocifisso, fu colpito dal fuoco nemico e precipitò giù dalla ringhiera che lo delimita, arrivando nella rampa sottostante.

La signora Santoro, sarebbe uscita dalla propria abitazione con l’intento di sfilare gli scarponi dai piedi del soldato morto ma il compagno, affacciatosi dalla ringhiera, fece fuoco sulla donna uccidendola.

Tristi tempi quelli se pensiamo che una donna abbia perso la vita semplicemente per un paio di scarponi: quando la povertà e la disperazione annientano la dignità umana, la sopravvivenza detta gesti estremi!

Ammonta a 16 invece, il numero di civili morti durante la guerra a causa dei bombardamenti o per aver accidentalmente calpestato delle mine: Carroccio Innocenzio, Cortese Carmelo, Celsa Cirino, Di Piazza Giuseppe, Di Franco Luigi, Granza Rocchetta Francesco, Granza Rocchetta Rosario, Galati Pontillo Sardo Agostino, Lo Cicero Carmelo, Nicolosi Antonino, Provvidenza Salvatore, Salanitro Salvatore, Carroccio Maria, Cuffari Cirino, Versaci Benedetto.

Infine, Bellitto Salvatore che muore l’8 agosto 1943 per aver calpestato una mina in c.da Perdichino mentre trasportava in casa i fasci di grano appena tagliati.

Sale a 18 il numero delle vittime colpite da ordigni bellici se aggiungiamo i due ragazzi morti negli anni 50 a causa delle mine antiuomo. Armeli Antonino trovò una mina in c.da Pirrera e la portò in casa per giocarci: moriva l’1 aprile 1951 a soli 15 anni.

Mancuso Antonino (nato il 10 gennaio del 1951) morì mentre stava giocando con una  mina l’8 marzo del 1961 a soli 10 anni.

San Fratello così paga il suo pesante tributo alla guerra con un totale di 20 civili e 231 soldati.

A cura di Rosalia Ricciardi e Bettina Di Bartolo, Biografia di una bomba

Cuffari Cirino si trovava in c.da Timpone Rocca quando fu colpito dalla scheggia di una bomba. Dopo essersi fasciato il braccio corse per recarsi all’infermeria allestita presso le suore del paese: sfortunatamente quel giorno non c’erano medici, così fu trasportato a Naso ma moriva dissanguato a soli 33 anni.
Di Piazza Giuseppe (16.03.1902) morì colpito da una mina in località Mazzaporro il 29 agosto 1944.

Nicolosi Antonino (nato il 22 agosto 1929) aveva solo 14 anni quando il 4 agosto 1943 venne colpito nel quartiere di Porta Sottana durante un bombardamento degli Alleati. Era uscito di casa per recarsi al magazzino per prendere una balla di fieno: stava riposando seduto su dei gradini quando una bomba lo colpì alle gambe. Fu trasportato d’urgenza all’infermeria allestita presso le suore del quartiere Asilo: moriva dopo un’atroce agonia il giorno stesso nonostante i medici tentavano di salvarlo attuando l’amputazione delle gambe.

 
Armeli Antonino

Mancuso Antonino


Cassarà Giuseppe (15.10.196), muore in Grecia il 3 febbraio 1944

Gambitta Antonino (15.11.1919) muore in Jugoslavia il 27 gennaio 1943: verrà portato a S. Fratello il 17.04.93
 Latteri Benedetto (02.06.1916) muore in Germania il 25 gennaio 1944.

Lo Cicero Benedetto (19.01.1922) muore in Russia l’11 settembre 1942: verrà portato a S. Fratello il 17.04.1993.

Il tenente Morello Salvatore (26.02.1914) Muore il 21 marzo 1941.

 Tripodi Antonino (08.06.1908) risulta disperso nel giugno 1943. 

Commenti

  1. Carmelo, Latteri Benedetto (02.06.1916) muore in Germania il 25 gennaio 1944. E' stato trasportato qui il 1704/1993 assieme a Lo Cicero Benedetto.

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  2. Salvatore Emanuele23 maggio 2013 11:09

    Onoriamo, sempre, tutti morti caduti in guerra; i civili deceduti a causa della stessa; i grandi invalidi rimasti a soffrire per l'intera vita.
    Facciamo nostra la locuzione Garibaldina: CHI PER LA PATRIA MUORE, NON MUORE MAI !

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  3. La storia raccontata da mia zia Bettina Di Pietro è vera. Suo fratello Salvatore e sua cognata Rosalia (i miei genitori) mi hanno sempre raccontata questa storia. Quando erano nella grotta di San Giorgio, mio padre vide che le avanguardie americane avevano installato una stazione radio e annunciò che da lì a poco i tedeschi avrebbero scatenato l'inferno. Infatti arrivarono puntuali gli Stukas che bombardarono quel posto e sbandarono il gruppo di rifugiati sanfratellani. Io ero in fasce e mia madre mi disse sempre di essere vivi per un voto fatto a San Benedetto. (B. Di Pietro)

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