Quel mostro chiamato MUOS che mette a serio rischio la vita dei siciliani

MUOS è un progetto americano che serve a raccogliere dati e controllare i movimenti degli aerei di guerra. E’ stato monitorato dall’ARPA Sicilia il campo elettromagnetico del sito. I rischi per gli abitanti sono tumori, leucemie, sterilità e danni all’ambiente.

di Maria Cristina Giovannitti e Luisa Indelicato
MUOS è l’acronimo di Mobile User Objective Sistem, ovvero un gigantesco sistema radar che attraverso le onde elettromagnetiche registra i dati relativi agli aerei di guerra. Il progetto ha firma americana ed ha già tre sedi nelle zone desertiche di Australia, Virginia e Haway.

Ultimo punto strategico sarebbe Niscemi, vicino Caltanissetta, nella base degli USA ma, in questo caso, la situazione è abbastanza particolare. La marina militare americana vuol realizzare il progetto MUOS – costituito da 5 satelliti geostazionari e 4 stazioni di terra, di cui 3 già presenti mentre l’ultima da realizzare a Niscemi – in contrada Ulmo a pochi passi del centro abitato, esponendo quotidianamente i cittadini alle onde elettromagnetiche.

Nella base USA siciliana dal 1991 ci sono già 41 antenne che servono per avere contatti con sommergibili militari. Un chiaro progetto che serve solo agli USA dove l’Italia deve ‘prestare’ territorio e salute dei propri abitanti.

MUOS: RISCHIO TUMORI, LEUCEMIE E INFERTILITA’ – L’esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche non crea nessun tipo di beneficio ma ha fatto riscontrare già casi di tumori, leucemie e infertilità. Inoltre i problemi sono relativi anche all’ambiente – flora e fauna – senza considerare le interferenze che un sistema del genere crea con apparecchiature vitali come pacemaker, defibrillatori ed altre apparecchiature ospedaliere. La preoccupazione coinvolge ambientalisti, cittadini e istituzioni al punto che si sono messi al vaglio tutti i dati raccolti dai monitoraggi ARPA Sicilia compiuti tra il 2008 e il 2009: i valori sono già al di sopra del limite di tolleranza.

Insomma un serio rischio per chi vive in Sicilia, testimoniato anche dall’intervista di un ex militare che si è ammalato di leucemia. 
il territorio maggiormente a rischio una volta entrato in funzione il MUOS

UNA TRISTE STORIA INIZIATA NEL 2006 – Tutto comincia nel 2006 durante il governo Prodi. L’allora ministro della difesa Arturo Parisi da l’ok al progetto americano MUOS, ripreso con consenso successivo dal governo Berlusconi. Iniziano i primi dubbi e le preoccupazioni: l’Assessorato regionale alla Sanità rende noti alcuni dati che evidenziano l’aumento di neoplasie relazionate all’impianto presente sul territorio dal 1991, formato da 41 antenne.

Il progetto MUOS aggraverebbe la situazione e così la Regione Sicilia blocca la realizzazione. Comincia in questo senso un braccio di ferro tra il comune di Niscemi, sostenuto dai cittadini, dai comitati e dagli ambientalisti e il ministro La Russa. Inoltre i dati della Regione Sicilia vengono smentiti dai nuovi studi dell’Università di Palermo che, invece, è favorevole al MUOS. Un conflitto interno mette in dubbio la veridicità dei dati dell’università: l’Ateneo – nello specifico la facoltà di Ingegneria – ha redatto due contratti con il Laboratorio di Ricerca dell’US Army, motivo per cui si troverebbe ‘costretta’ ad assecondare la volontà degli americani. In seguito la relazione dell’Università è stata definita “incompleta e poco attendibile”.

Non importa perché con la venuta del governo Monti i toni si fanno duri: il ministro degli interni Annamaria Cancellieri scrive con toni accesi al presidente Crocetta sollecitando i cittadini a smettere con proteste e opposizioni perché: “Il MUOS è d’interesse strategico per la difesa militare della Nazione e dei nostri alleati (gli americani)”, così scrive. Inoltre la Cancellieri attacca anche tutti gli attivisti contro il MUOS definendo i loro comportamenti “inaccettabili perché impediscono l’attuazione delle esigenze di difesa nazionale tutelate dalla Costituzione”.

NoMuos: "Mettere i sigilli alle basi Usa, la sentenza del Tar non viene rispettata"
Nonostante il parere del Tribunale amministrativo le parabole abusive sono ancora in funzione. Intanto nuove ricerche compiute dal Cnr di Bologna allertano: "Cellule morenti dopo l'esposizione alle antenne". 

"Devono apporre i sigilli alla struttura del Muos”. Lo affermano a gran voce i comitati NoMuos, il Comune di Niscemi e gli avvocati che hanno portato avanti la battaglia contro l'ecomostro Usa. Ma nonostante la sentenza del Tar secondo cui il Muos è abusivo, le mega parabole americane sono ancora in funzione. Lo denunciano i video pubblicati dall'associazione anti-mafia Rita Atria. La Questura di Caltanissetta, interpellata da Tgcom24, ha dichiarato di non poter fare dichiarazioni in merito.

Ci va con i piedi di piombo l'assessore all'Ambiente di Niscemi, Massimiliano Ficicchia, che chiama le parti in causa a fare fronte comune perché “la battaglia non è ancora finita”. Stiamo parlando di "una costruzione abusiva in una riserva Sic (sito di interesse comunitario) che non ha mai ottenuto i pareri ambientali da parte della soprintendenza”, ma anche di una struttura militare.

Le nuove antenne sono state costruite in una riserva Sic (sito di interesse comunitario) di fascia A, zona assolutamente inedificabile. Tra le altre cose questa costruzione abusiva aveva anche i permessi non conformi e scaduti. "Permessi che non sono stati mai rinnovati", afferma il medico Wwf.

Il pasticcio di Crocetta e la revoca delle revoche - Il 29 marzo 2013, infatti, la Regione Sicilia ha annullato i lavori, che poi sarebbero ripresi a luglio attraverso una revoca delle revoche del governatore Rosario Crocetta. Con il primo annullamento però, per riavviare i lavori, bisognava fare da capo l’iter dei permessi, ex tunc. Quindi per il Tribunale che ha convalidato il primo annullamento i lavori eseguiti dopo sono illegittimi, privi di valida autorizzazione.

Intanto le centraline per monitorare le antenne sono state rimosse, l’Arpa ha infatti tolto le centraline che potevano consentire di monitorare la funzionalità delle antenne. Strumenti basilari per controllare che i livelli di elettromagnetismo non superino i limiti legislativi.

Si fa largo l’analisi del Cnr: cellule impazzite dopo l’esposizione - Il Comune di Niscemi, i cittadini siciliani e i comitati NoMuos hanno promosso, a loro spese, una ricerca guidata dal dottor Fiorenzo Marinelli dell’Istituto di Genetica molecolare del Cnr di Bologna.

Marinelli ha sottoposto per un breve periodo un gruppo di leucociti in vitro all'elettromagnetismo delle antenne. Mentre un altro gruppo di cellule è stato coperto con un materiale protettivo. Il professore ha portato i risultati di questa prima ricerca: "Le cellule non protette stanno morendo".

Il livello delle antenne Muos sopra la norma legislativa - "Durante la seconda tornata di esperimenti, finanziati sempre dai cittadini - prosegue il medico Wwf -, sono state montate le centraline del dottor Massimo Coraddu. Ci si è accorti che l’incremento elettromagnetico con il Muos è aumentato in maniera esponenziale: oltre le soglie di sicurezza fissate dalle legge". Il dubbio dei NoMuos ora è che "le centraline le possano aver tolte per evitare di rilevare il livello di elettromagnetismo".

La denuncia dell'avvocato NoMuos alla Procura - Intanto, nonostante la sentenza del Tar abbia esecuzione immediata i lavori continuano. "Sta diventando una barzelletta: il ministero dell'Interno e di conseguenza la Questura stanno violando la legge". Lo ha affermato l’avvocato Goffredo D’Antona dell’associazione anti-mafia Rita Atria, che ha sporto denuncia alla Procura di Caltagirone.

Per saperne di più, visita il sito: http://nomuos.org/

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