Altri 20 comuni nel Parco dei Nebrodi, ma è una scelta che divide

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Antoci intende allargare il Parco. Ma dietro a questa scelta sembrano nascondersi solo consensi di natura politica.

Intervenuto alla kermesse Marevigliosa di Brolo, il Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci ha ribadito quanto affermato alcuni mesi fa, e cioè l’idea di far entrare nel Parco dei Nebrodi altri venti comuni. Una scelta che sembra dividere e non unire, frutto di scelte di carattere solo politico e non di sviluppo per l’intero territorio come vorrebbero farci credere. 

Che senso ha dare la stessa forza elettiva e decisionale di comuni come Caronia, Capizzi, San Fratello, Cesarò e Alcara che hanno ettari ed ettari di territorio vincolato dal Parco, rispetto a comuni come Torrenova, Capo d’Orlando e Brolo che insieme non raggiungono il territorio di uno solo dei comuni citati in precedenza?

Qualche mese fa il sindaco del comune di Floresta aveva lanciato la protesta, dichiarando l’intento di abbandonare il Parco dei Nebrodi e i suoi vincoli qualora questo venga allargato ad altri comuni. Difficile che Floresta possa abbandonare i vincoli, ma in ogni caso la sua protesta aveva avuto voci parallele da parte di altri primi cittadini, che la pensano come il sindaco del piccolo comune montano.

Ma dopotutto di scelte discutibili all’interno del Parco se ne sono fatte in questi anni, come quella di assegnare la sede del Parco a tre comuni storici montani (Caronia, Cesarò e Alcara), e poi in maniera del tutto abusiva trasferire la sede di fatto a S. Agata Militello, lasciando ai tre comuni storici uffici vuoti e sedi fantasma. Ma è tutta la politica che ruota attorno alla promozione del Parco ad essere giudicata insoddisfacente. 

Se la convenzione per stoppare la mafia dei pascoli è il fiore all’occhiello di tutta la politica di Antoci, si tratta comunque dell’unica scelta azzeccata, poiché poco o nulla si sta facendo ad esempio per salvare il Cavallo Sanfratellano che rischia seriamente l'estinzione. Inoltre, quali siano le opere per promuovere, valorizzare ed aiutare l’economia dei paesi dei Nebrodi, soprattutto quelli montani, è un mistero.

Alcuni centri montani hanno infrastrutture che potrebbero essere destinare ad ogni tipo di attività di promozione che possa incentivare il fragile sistema economico, ma purtroppo si continua a puntare su altri siti. Poco condivise sono infatti le scelte di puntare su infrastrutture nei paesi costieri e periferici del Parco, quando la maggior parte del nostro patrimonio storico si trova in montagna, e sta morendo a causa principalmente dello spopolamento delle montagne. 

Ecco che, allora, il Parco dovrebbe prima di tutto aiutare l’economia dei paesi montani per arrestare la perdita demografica che avrà conseguenze negative per tutti gli abitanti dei Nebrodi. Se poi l’aiuto del Parco consiste nel chiedere 36.000 euro annui per la gestione del Rifugio del Parco dei Nebrodi, allora si capisce perché in questo territorio favoloso si continua a fare la fame, restando fuori dai circuiti turistici che contano.       

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