Rivalutare presto il Santuario dedicato ai patroni

ATTUALITA'
Rappresenterebbe una opportunità di crescita locale.


Salvatore Mangione.
Risalente all'XI secolo, il Santuario Normanno - dedicato ai patroni Alfio, Filadelfio e Cirino - sul Monte Vecchio, continua a rimanere disadorno di qualsiasi arredo ed opera d'arte.

Oggi i visitatori definiscono vergognoso l'abbandono dell'importante struttura, nonostante le molte sollecitazioni e proteste. Tutti i beni, dopo l'opera di ristrutturazione degli anni Settanta del secolo scorso, sono stati trasferiti in diversi luoghi di culto del paese, ma dopo quasi mezzo secolo sarebbe il caso che la struttura più autentica e più antica di tutto il territorio della zona nebroidea venisse valorizzata. Non c'è stato il tempo per allacciare la fornitura di energia elettrica per il monumento, per creare dei servizi indispensabili. E pensare che ad un centinaio di metri esiste una struttura comunale, dove numerosi dipendenti destinati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed archeologici di Messina, hanno uffici di vigilanza.

Dopo la fondazione dell'edifico del 1090, nel 1131 la struttura appartenne all'Archimandiato di Messina, "cum obedientiis suis", e, nel 1180, diventa beneficio della Cappella Palatina di Palermo. Nel 1392 risulta fra le proprietà della famiglia di Bernardino Figuera e, nel 1411, di Geronimo Larcan, figlio del barone di San Fratello. Nel 1839 appartenne ai baroni Alleri, come risulta dall'epitaffio all'interno del santuario, che ricorda la morte di Flavia Di Maria. Salvata in tempo dalla distruzione e dall'abbandono, anche a seguito della caduta di alcuni fulmini, dagli anni Ottanta del secolo scorso è in buone condizioni. Insomma manca solo la buona volontà per la giusta valorizzazione.

Alla luce delle richieste del turismo e della cultura, non è giusto considerarla una struttura di seconda categoria. Quando la sua autenticità, la sua storia e la sua collocazione potranno essere un vero volano di sviluppo? Trovare soluzioni, non è poi tanto difficile nè valorizzarla, una sola volta l'anno, in occasione della festa patronale del 10 maggio, sembra portare alcun giovamento.

fonte: gazzetta del sud

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