Il Cavallo Sanfratellano




Nello splendido scenario dei monti Nebrodi il Cavallo Sanfratellano è la massima espressione di integrazione tra fauna e flora.

Il Cavallo Sanfratellano ha più di 900 anni, ed è la razza più antica in Sicilia. Il Cavallo Sanfratellano è molto nevrile, resistente alle avversità climatiche e adatto allo sfruttamento di aree marginali, abituato a vivere allo stato brado, sui monti Nebrodi. Per queste sue caratteristiche è stato sempre allevato, con un rapporto quasi simbiotico dagli allevatori del luogo.


Da alcuni anni, attraverso la partecipazione a fiere e mostre organizzate in diverse regioni d'Italia, si è voluto inserirlo in un contesto nazionale e farlo conoscere al di fuori dei confini territoriali, nella speranza che presto arrivi il riconoscimento ufficiale a razza. 



Occasioni importanti per vedere una nutrita schiera di esemplari nell'arco dell'anno sono: la Mostra del Cavallo Sanfratellano che si tiene generalmente tra settembre e ottobre; la festa dei Tre Santi Martiri Alfio, Filadelfio e Cirino che si svolge il 10 Maggio, i Cavalli seguono la processione fino in cima al Monte San Fratello, e chiudono la Festa con la tradizionale cavalcata finale; la Festa nel bosco che si svolge in agosto, con la cavalcata dalla Chiesa Madre alle cappelle dei Santi nel bosco di San Fratello.



La storia della razza. L'origine storica del cavallo di San Fratello non è certa, alcuni sostengono che la razza derivi dai cavalli di battaglia che i Lombardi, portarono al seguito della regina Adelaide, terza moglie di Ruggero I il Normanno. Altri dicono che esso deriva dal cavallo siciliano famoso fin dall'antichità e decantato più volte da scrittori greci e latini. Tuttavia le fonti più attendibili vogliono che esso sia di origine Mediorientale. Sappiamo che i Normanni appresero dai Bizantini la tattica di trasporto e sbarco di truppe di cavalli di linea e ciò avvenne quando i Normanni si recarono in Terra Santa.



Secondo gli storici, durante lo sbarco normanno in Sicilia nel 1061, insieme alle truppe furono sbarcati cavalli di origine Mediorientale prelevati a Gerusalemme. E’ probabile che una folta mandria di cavalli venne portata nella cittadella militare di San Fratello e, successivamente, molti di questi esemplari furono integrati nei boschi limitrofi.


Ci sono diversi documenti storici che citano l'allevamento di questi cavalli per la fornitura militare, che continuò per alcuni secoli ancora, fin’anche sotto i Savoia.
Nel corso dei secoli questo cavallo ha mutato i propri caratteri somatici, principalmente perché si è dovuto adattare al clima freddo e rigido dei Nebrodi a al terreno impervio in cui è stato allevato allo stato brado.



Il cavallo sanfratellano è stato in passato oggetto di numerosi incroci con differenti razze per migliorare le sue caratteristiche. Le prime notizie su incroci eseguiti a questo scopo risalgono addirittura al giornale "Lettere, Scienze ed Arti per la Sicilia" edito a Palermo nel 1826. Allora gli accademici siciliani (vi facevano parte anche Manzoni, Pellico, Leopardi e Bellini) chiesero al Parlamento siculo una legge per il divieto d'importo di cavalli dalla Dalmazia, per non incrociarsi con la nostra pura razza indigena che pascolava nella ricca vallata dei Nebrodi, dove il cavallo fu il compagno di eroi, il fulmine di battaglia, l'amico dei potenti, il servitori degli umili. 


L'isola dialettale di San Fratello ha la fortuna di sentire ancora nei suoi silenti boschi il fulgido galoppo di quel cavallo che da circa un millennio corre incontrastato nella splendida terra dei Nebrodi.



CARATTERISTICHE. Completo sviluppo: 5 anni; Peso maschio: 530/580 Kg; Peso femmina: 500/550 Kg; Altezza: 152/158 cm; Stinco: 19/21 cm; Torace: 172/190 cm; Mantello: Varia tra il morello e il baio castano; Qualità: Robusto, docile, muscoloso e preminente.

Commenti

  1. IL DESTRIERO SANFRATELLANO ALLE ARMI.

    In Italia v’erano diversi reggimenti di cavalleria dotati di equini di razza eccelsa. I’agile e veloce destriero sanfratellano ne era l’antonomasia.

    In questo antico paese del parlare stretto in lingua Gallo-Italico, vige tuttora il parlare di quel dialetto ch’è venne a crearsi per la mescolanza di coloni e soldati qui giunti al seguito di Adelaide del Monferrato. Provenivano dalla Lombardia, dal Piemonte e dalla Provenza ed ancora dall’Emilia Romagna insieme a qualche ligure.

    IL CAVALLO SANFRATELLANO
    U’ caveu sanfrardiean

    Bello, imponente, orgogliosamente fiero di essere tale. Lo si potrebbe definire un equino affetto da narcisismo.
    Vanagloria? No! Verità oltremodo vera.

    Molti di coloro che di anni ne contano meno di ottanta non sanno, e neanche lo hanno sentito rammentare, che il cavallo sanfratellano veniva reclutato come i soldati del Regio Esercito.
    Era il tempo del caciocavallo sanfratellano,di gusto eccelso e straordinariamente burroso da fresco, ancor prima della stagionatura.

    Tutti gli anni, giumenti e giumente,venivano chiamati alla visita di leva militare; ciò, può apparire un paradosso, ma tale non è se si ragiona della vita militare della cavalleria in seno al R.E.
    Fin dagli antichi tempi, anche le cavalle femmine, ossia le giumente, venivano reclutare per adempiere il servizio militare obbligatorio, mentre oggi… tanto gli uomini quanto le nostre, naturali affini, adempiono il servizio militare, reso non più obbligatorio, ma volontario.

    Le mandrie, giungevano ad Acquedolci la mattina di buonora. Una cavalla madre, con un campanaccio al collo faceva da battistrada e le innumerevoli giumente la seguivano, da ambo i lati guardiani ponevano attenzione al fluire del branco.

    Entrambi gli equini di sesso diverso venivano sottoposti ad apposita visita di idoneità da ufficiali medici veterinari e poi inquadrati per essere inviati alle scuole di addestramento dei Reggimenti di cavalleria.
    Tutte le formalità si svolgevano nel grande spiazzo antistante la torre quadrata e la sontuosa abitazione baronale del castello Cupane.
    Le reclute idonee, venivano trasferite provvisoriamente, dentro le stalle bovine, vuote per stagionalità. E poi, avviate alla stazione ferroviaria li vicina per essere trasportate a destinazione.
    Far entrare in quei carri ferroviari, dall’aria aperta al chiuso buio dei carri bestiame, quegli esseri indomiti, era cosa soprannaturale; eppure in ogni carro vi dovevano entrare otto cavallini di fresco pelo per essere avviati alla carriera militare.
    Una carriera piatta, senza sbocchi di rango, di gradazione; la sola speranza di diventare cavalcatura di un alto ufficiale per così avere qualche attenzione in più.

    Tutti gli anni a San Fratello vi giungevano, per ferrovia, gli stalloni del R.E. selezionati per migliorarne vieppiù la razza. Giungevano 5 o 6 stalloni nella stazione delle FF.SS.; custoditi in carri degnamente attrezzati alla bisogna: uno stallone per ogni carro in cui l’altra metà era destinata ai militari addetti alla custodia: due cavalleggeri per ogni cavallo da monta. A loro era demandato il compito oltre che di custodia anche quello del foraggiamento: fave, e anche zuccherini, gli alimenti. L’acqua da bere gli veniva porta in un secchio di canapa che il militare addetto non metteva al collo dell’animale, ma lo tratteneva tra le sue braccia fino al soddisfacimento dello abbeverasi del cavallo.
    Trascorreva sempre un giorno tra l’arrivo e la di poi partenza per il luogo di destinazione programmato per l’accoppiamento; chissà perché, forse era necessario il riposo dopo il lungo viaggio su strada ferrata.
    La mattina, messa la cavezza al «signor cavallo» un soldato lo guidava alla mèta mentre il compagno se ne stava strettamente dietro, all’accompagno.
    E così, in fila indiana fino all’arrivo nelle lussureggianti verdi praterie dei boschi di San Fratello, regno ospitale del cavallo brado sanfratellano, fiero del suo essere di razza antica, d’antica schiatta generativa.

    Salvatore Emanuele - Firenze

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