Calma Apparente


L’ultima volta vi raccontai il mio viaggio verso quella che era più di una semplice casa per le vacanze, provai a descrivervi il mio dolore e il silenzio che inevitabilmente si percepisce ma a quanto pare nel quartiere Stazzone c’è qualcuno che si fa sentire… qualcuno che ha deciso di sfregiare ancora una volta le nostre case, di cosa parlo? Parlo di mobili, di porte, di finestre, di armadi e persino di bagni! No non avete letto male, proprio cosi di bagni!.
La prima volta che mi dissero che qualcuno ha avuto il coraggio di entrare nella mia “casuccia” non riuscivo a
 credere che in quel paese che tanto ho amato esistesse una persona che potesse arrivare a tanto, specie dopo la frana. Questa persona continua ancora ad agire indisturbata nelle nostre case facendo e prendendo ciò che alla sua vista è più gradito, facendoci ripiombare ancora una volta nel dolore come se le nostre lacrime non avessero mai fine… Sapete, mi sembra tutto una presa in giro non so come spiegarvi è come se tutto a un tratto i sacrifici che i miei nonni e la mia famiglia hanno fatto nel corso degli anni fossero stati gettati via da una persona che non sa cosa vuol dire lavorare duramente per poter mettere i soldi da parte e comprare ciò che serve per stare bene nella propria casa. A questa persona dico:



“Io sono Salerno Benedetta, sono la nipote orgogliosa di Salerno Cirino mio nonno era un muratore stimato e voluto bene da tutti, è stato lui che ha costruito la casuccia dove tu senza ritegno stai prendendo delle cose che non ti appartengono perché quelle cose che tu rubi noi ce le siamo conquistate con il sudore della fronte rincasando la sera tardi non per qualche festa, ma semplicemente perché così potevamo avere in tasca qualche soldo in più.. e tu? No a te non serve lavorare per te esiste solo rubare, a te non interessano le nostre lacrime o i nostri sacrifici, a te importa solo prendere i nostri affetti e portarli in casa tua. Tu ce l’hai una casa? O hai rubato anche quella? Mi piacerebbe sapere come vivi facendo soffrire gli altri, se al mattino guardandoti allo specchio (il mio o di qualcun altro) non provi disgusto nel vedere il tuo viso e se la notte quando dormi pensi a ciò che fai. Io di te non so nulla non so chi sei non so se abbiamo la stessa età se ci siamo mai parlati, non so se hai dei figli e chissà cosa gli insegnerai e quale immagine loro abbiano di te, non so se hai una famiglia che ti ha educato a far soffrire gli altri e non credo tu abbia una coscienza, ma di una cosa però sono sicura che il rimorso di ciò che hai fatto ti accompagnerà tutta la vita. La differenza sta proprio in questo la mia famiglia ha sempre lavorato per comprare le cose che tu ci hai portato via, tu rubi e non so quale felicità provi nel vedere le nostre cose a casa tua.”


Non so se leggerai questo articolo ma spero che i tuoi figli o il tuo complice o una persona molto vicina a te, ti riferisca queste mie semplici parole, non mi aspetto delle scuse o che tu restituisca a me o a gli altri ciò che ci hai portato via, spero solo che tu rifletta sulla mia sofferenza.

di Benedetta Salerno

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